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Come cambia l’agricoltura: intervista a Elisa Pellegrino, ricercatrice presso l'Istituto di Produzioni Vegetali

Data pubblicazione: 03.03.2026
Come cambia l'agricoltura_intervista a Elisa Pellegrino
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Produrre di più con meno risorse, ridurre l’impatto ambientale senza compromettere rese e qualità, rispondere alla scarsità idrica e alla volatilità dei mercati: l’agricoltura contemporanea è chiamata a una trasformazione profonda e il volume ‘Il futuro dell’agricoltura. I percorsi di innovazione e le nuove sfide’ traccia una rotta chiara verso sistemi colturali più resilienti e sostenibili. Tra le autrici del volume, figura anche Elisa Pellegrino, ricercatrice presso l’Istituto di Produzioni Vegetali della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Con lei abbiamo affrontato le sfide e le opportunità di un'agricoltura che non si limita ad adottare nuove tecnologie, ma ripensa in profondità il proprio modello produttivo.


Quali sono le principali sfide che gli agricoltori devono affrontare oggi? E in che modo ricerca e innovazione possono aiutarli a superarle?

Oggi gli agricoltori sono chiamati a produrre di più e meglio, utilizzando meno risorse e riducendo l’impatto ambientale. La scarsità idrica, la volatilità dei prezzi dei fertilizzanti, le restrizioni normative sugli agrofarmaci e l’aumento degli stress biotici e abiotici stanno imponendo una profonda revisione dei sistemi colturali. Nel mio ambito di ricerca lavoriamo su un nodo cruciale della transizione agroecologica: migliorare l’efficienza d’uso dei nutrienti attraverso la gestione biologica del suolo, valorizzando il ruolo dei microrganismi utili. Il suolo non è un semplice substrato inerte, ma un ecosistema complesso e dinamico. Micorrize arbuscolari, batteri promotori della crescita (PGPR) e consorzi microbici possono aumentare l’assorbimento di azoto e fosforo, migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua, stimolare le difese naturali delle piante e competere con i patogeni, riducendo l’incidenza delle malattie. In questo contesto, l’innovazione non è solo tecnologica, ma anche agroecologica: significa progettare sistemi colturali che sfruttino la biodiversità del suolo e i processi biologici naturali per ridurre la dipendenza da input esterni, mantenendo rese e qualità.


Quali cambiamenti sta osservando nel settore agricolo grazie all’innovazione tecnologica e sostenibile?

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento profondo nel modo in cui le aziende agricole gestiscono le risorse e prendono decisioni. Cresce l’adozione di strumenti digitali,  sensori in campo, sistemi di supporto alle decisioni, modelli previsionali, piattaforme di gestione dei dati , che consentono interventi più mirati e una riduzione di input chimici, consumi idrici ed energetici. Parallelamente, si rafforza l’attenzione alla sostenibilità lungo tutta la filiera: economia circolare, recupero degli scarti, valorizzazione delle produzioni locali, certificazioni ambientali e di qualità. L’innovazione riguarda sempre più l’intero sistema aziendale, dalla produzione alla trasformazione, fino al marketing e alla relazione con il consumatore. Osservo inoltre una crescente “biologizzazione” dell’agricoltura: molte aziende sperimentano inoculi micorrizici per migliorare l’assorbimento del fosforo in terreni poveri, consorzi batterici per aumentare l’efficienza dell’azoto, microrganismi antagonisti per contenere i patogeni del suolo. L’integrazione tra agricoltura di precisione e biostimolanti microbici consente, in diversi casi, di ridurre le dosi di fertilizzanti mantenendo livelli produttivi comparabili, con benefici economici e ambientali. Il cambiamento è anche culturale: cresce la collaborazione tra imprese agricole, università, centri di ricerca, consulenti e istituzioni. Questo approccio partecipativo è uno dei fattori chiave per rendere l’innovazione realmente efficace e diffusa.


Quali sono le sfide scientifiche e operative più rilevanti che state affrontando oggi, e quali ricadute concrete possono avere per le aziende agricole?

Una delle principali sfide scientifiche è sviluppare sistemi colturali a basso input che siano al tempo stesso produttivi, resilienti e capaci di migliorare la qualità dei prodotti. Ciò significa studiare le interazioni tra gestione agronomica e qualità nutrizionale, ridurre l’uso di prodotti di sintesi attraverso strategie integrate che includano microrganismi utili, aumentare l’efficienza nell’uso di nutrienti e acqua e valutare l’impatto ambientale con indicatori scientificamente robusti. Dal punto di vista operativo, la difficoltà maggiore è adattare le innovazioni alle diverse realtà aziendali. Non esiste una soluzione universale: ogni territorio presenta specificità pedoclimatiche e socio-economiche che richiedono soluzioni su misura. Le ricadute per le aziende possono essere significative: riduzione dei costi legati agli input, maggiore stabilità produttiva in condizioni climatiche variabili, accesso a mercati che premiano produzioni sostenibili e rafforzamento dell’immagine aziendale. Quando sostenibilità ambientale, qualità nutrizionale e redditività convergono, l’innovazione diventa realmente strategica.


Il suo gruppo di ricerca ha maturato importanti esperienze grazie a progetti nazionali e internazionali. In che modo queste esperienze hanno rafforzato la collaborazione tra ricerca scientifica, imprese agricole e istituzioni?

I progetti nazionali ed europei hanno favorito un cambio di paradigma: dalla ricerca “per” le imprese alla ricerca “con” le imprese. Strumenti come i Gruppi Operativi e i partenariati multi-attore hanno creato spazi di confronto in cui agricoltori, ricercatori, consulenti e istituzioni condividono obiettivi, criticità e soluzioni. Questo approccio aumenta la probabilità che l’innovazione venga effettivamente adottata, perché nasce da esigenze concrete. Le esperienze internazionali hanno inoltre ampliato la prospettiva, consentendo il confronto tra territori diversi ma accomunati da problematiche simili e favorendo lo scambio di buone pratiche. L’integrazione tra ricerca, sistema produttivo e governance territoriale rappresenta oggi uno degli elementi chiave per rafforzare la competitività del settore agricolo.


Come sarà il futuro dell’agricoltura?

Il futuro dell’agricoltura sarà più complesso, ma anche più consapevole. Sarà un’agricoltura capace di integrare innovazione digitale e conoscenze ecologiche, tecnologia avanzata e gestione sostenibile del suolo, efficienza produttiva e qualità nutrizionale. Il vero salto di qualità sarà culturale: dal modello centrato esclusivamente sulla massimizzazione della resa si passerà a un modello orientato alla rigenerazione delle risorse e alla creazione di valore complessivo, economico, ambientale e sociale. La trasformazione più profonda riguarderà il passaggio da un’agricoltura basata prevalentemente su input chimici a un’agricoltura che attiva e valorizza i processi biologici e l’uso di microrganismi utili. In questo scenario, la ricerca avrà un ruolo centrale non solo nello sviluppo di nuove soluzioni, ma anche nella costruzione di conoscenza condivisa. Università e centri di ricerca saranno chiamati a formare professionisti capaci di leggere la complessità del sistema suolo–pianta–ambiente e dell’intero sistema agroalimentare, guidando una transizione realmente sostenibile, resiliente e scientificamente fondata.


Immagine in copertina creata con AI