LA SCOMPARSA DI PAOLO CARROZZA, ORDINARIO DI DIRITTO COSTITUZIONALE ALL’ISTITUTO DIRPOLIS (DIRITTO, POLITICA, SVILUPPO). Il cordoglio della rettrice, il ricordo degli allievi, la testimonianza del collega Emanuele Rossi

La Scuola Superiore Sant’Anna comunica con profonda tristezza la scomparsa di Paolo Carrozza, ordinario di Diritto costituzionale all’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo).

Alle ore 16.00 di mercoledì 11 settembre la Scuola Superiore Sant’Anna accoglie il suo professore per una cerimonia di saluto.

La rettrice Sabina Nuti e tutta la comunità della Scuola Superiore Sant’Anna si stringono alla famiglia, ricordando l’importante contributo di Paolo Carrozza alla formazione e alla ricerca.

 

Il cordoglio della Scuola Superiore Sant’Anna nelle parole della rettrice Sabina Nuti

“La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa esprime il dolore della sua comunità per la scomparsa di Paolo Carrozza, giurista dai molteplici interessi scientifici, studioso apprezzatissimo, autore di centinaia di pubblicazioni e curatore di numerosi volumi. E’ stato un docente che ha contribuito, in maniera spesso determinante, alla formazione degli studenti nelle Università di Pisa, Firenze e Sassari, prima di arrivare alla Scuola Superiore Sant’Anna dove si è fatto apprezzare dai nostri allievi ordinari e perfezionandi, ai quali ha dedicato la sua passione, il suo entusiasmo e le sue competenze per formare la loro consapevolezza civica. E’ stato avvocato cassazionista, assistendo cittadini ed enti pubblici e si è impegnato in politica, nel senso più autentico del termine, ricoprendo l’incarico di vice sindaco del Comune di Pisa dal 1994 al 1998. Lo saluteremo e lo ricorderemo mercoledì 11 settembre alla Scuola Superiore Sant’Anna, con la famiglia e con la nostra comunità, che, come ha saputo apprezzarlo, saprà coltivarne la memoria”.

Il ricordo degli allievi

“Paolo Carrozza ci ha trasmesso la curiosità intellettuale, la creatività come metodo, la capacità di considerare il diritto con realismo e lucidità, con un atteggiamento tollerante e alieno da dogmatismi. Abbiamo seguito con passione le sue lezioni, alla Scuola Superiore Sant’Anna e all’Università di Pisa e ci siamo formati sui suoi scritti. Ma tante volte, transitando la sera sotto le finestre del suo studio, la luce accesa era il segnale che si poteva andare a cercarlo, per salutarlo e per riceverne consigli da cui emergevano la sua generosità, umanità e brillantezza intellettuale.

Talvolta, parlando con lui di un problema specifico su cui stavamo lavorando, il discorso si spostava su un’opera o su una questione, anche non giuridica, che secondo lui costituiva un riferimento imprescindibile: si spaziava dalla storia alla filosofia, dalla letteratura al cinema. E per essere sicuro che leggessimo davvero i libri che ci consigliava, si metteva subito a cercarli nella sua sconfinata biblioteca. Alla grande cultura univa una non comune capacità di infondere ottimismo e buonumore. Anche quando le nostre ricerche sembravano condurre in una via senza sbocchi, Paolo Carrozza ci incoraggiava sempre a trovare uno spiraglio. Per adoperare una sua tipica espressione, ‘C’è margine…’: c’è margine per trovare approdi inaspettati, al di fuori delle rotte già battute; c’è margine per combinare concretezza e intuizione; c’è margine… Grazie, professor Carrozza”.

La testimonianza del costituzionalista Emanuele Rossi

Parlare del prof. Paolo Carrozza, dell’amico Paolo, come Maestro del diritto costituzionale e comparato è un’impresa ardua per tutti, figuriamoci per me che ho sempre avvertito l’enorme distanza culturale e scientifica dal suo pensiero. Se provo a dire qualche parola, ora, è per l’amicizia che Cristiana e Ilaria hanno voluto dimostrarmi affidandomi questa responsabilità, cui ho aderito con tutto me stesso per la profonda gratitudine e stima che devo al mio amico, prima ancora che collega.

Gratitudine e stima che so unanimemente condivisa non solo da chi è qui presente ma anche da moltissimi colleghi, che hanno voluto ricordare “lo studioso colto e raffinato”, l’amico “di grande intelligenza e mai banale”: a nome di tutti, il Presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, prof. Gaetano Silvestri, come anche il Presidente precedente, prof. Massimo Luciani, mi hanno pregato di ricordarlo come “figura di rilievo assoluto sul piano scientifico, culturale, morale”.

Di Paolo vorrei in primo luogo ricordare la particolare modestia del carattere, il mettersi sullo stesso piano di qualunque interlocutore: non per vezzo o per atteggiamento di maniera, ma per intima convinzione che ciascuna persona ha in sé delle potenzialità che devono essere scoperte (come hanno prontamente rilevato i suoi allievi nel bel ricordo pubblicato sul sito della Scuola), e anche per la consapevolezza della intima fragilità del diritto e della sua scienza, il cui scopo è regolare le vicende umane, per loro natura imperfette e cangianti.

Esprime bene questo spirito quanto egli scrisse onorando il nostro comune Maestro, Alessandro Pizzorusso, in un volume che scrivemmo in occasione del suo sessantesimo compleanno, su iniziativa del primo allievo Roberto Romboli, che con enorme dispiacere oggi non è qui con noi.

Ritornando agli inizi della sua carriera accademica, il prof. Carrozza così si esprime:

Ricordo ancora i dubbi e le incertezze che allora mi pervasero, dovuti in parte alla consapevolezza di trovarmi a tentare una carriera più per una sorta di dovere familiare che per sincera convinzione…nonché ad una formazione culturale (o forse solo un abbozzo di formazione culturale) goffamente sessantontesca, propensa a considerare gli aspetti istituzionali e giuridici come un pretenzioso fardello, un’appendice secondaria del modo di essere della società contemporanea (sicché mi pareva inaccettabile quella evidente contraddizione tra il sistema concettualmente perfetto del diritto teorico e la sostanziale, perdurante imperfezione della società che quel diritto pretendeva, per lo più non riuscendovi, di ordinare secondo principi pure accettabili)”.

E proseguiva:

Quei dubbi e incertezze non mi hanno mai del tutto abbandonato (traducendosi negli anni della maturità, quanto meno anagrafica, in un costante senso di insoddisfazione e di provvisorietà per i risultati di volta in volta raggiunti… e tuttavia a controbilanciare quel senso di insoddisfazione e di provvisorietà sta la consapevolezza di aver imparato ad apprendere ed utilizzare un approccio suscettibile di portare a risultati di un certo interesse in qualche campo delle conoscenza giuridica, e forse della conoscenza tout court e senza aggettivi…”.

C’è, in queste parole, il senso di una vita di ricerca, nella quale lo studio delle vicende giuridiche assume il valore di una vera e propria missione: Paolo non ha studiato il diritto costituzionale e comparato soltanto per il gusto della scoperta di nuove prospettive per i diritti e per le istituzioni, ma in primo luogo per la consapevolezza che mediante il diritto si sarebbe potuta rendere migliore la vita delle persone, e meno imperfette le società in cui viviamo.

Nella sua lunga e produttiva carriera di studioso, ha affrontato numerosi temi, a cominciare da quello delle minoranze linguistiche, dal quale ha tratto la consapevolezza – fin da tempi non sospetti – che si dovesse superare un modello di etnocentrismo e favore di una prospettiva multiculturale.

Si è poi occupato del sistema delle fonti del diritto, per il quale è stato curatore, insieme a Pizzorusso, di una pioneristica ricerca internazionale promossa dalla European Science Foundation sul Legislative Process, che portò alla stesura della fondamentale opera Law in the making (Springer 1988), considerata ancora oggi punto di riferimento ineludibile nello studio delle fonti in prospettiva comparata.

Al tema della giustizia costituzionale come strumento garanzia dell’equilibro tra i poteri nelle diverse esperienze statali ha dedicato importanti studi, come pure alle tematiche connesse all’ordinamento degli enti locali, con posizioni innovative e spesso controcorrente rispetto alla banalizzazione del dibattito pubblico: penso ad esempio ai suoi lavori dedicati alle Province nella post-modernità, nonché al federalismo anche nella dimensione fiscale, al ruolo degli enti territoriali in generale.

Né possiamo dimenticare i suoi fondamentali apporti al sistema di welfare, analizzato anche in una prospettiva multi-livello: grazie ai suoi studi e alle sue vaste relazioni, la Scuola ha potuto costituire un Laboratorio dal nome Welfare, Innovazione, Servizi e Sviluppo, ad indicare la prospettiva che egli intendeva aprire per uno Stato che non fosse soltanto assistenziale ma capace di innovazione nella ricerca di risposte ai bisogni delle persone, e di quelle più deboli e fragili in particolare.

È stato curatore (insieme a Di Giovine e Ferrari) di uno dei più importanti Manuali di diritto costituzionale comparato, nonché di numerosi volumi e articoli scientifici su prestigiose riviste nazionali e internazionali in tema di diritto costituzionale, comparato e amministrativo.

E’ stato tra i fondatori dell’Associazione italiana di diritto pubblico comparato ed europeo, di cui è stato il primo segretario, e che oggi è presieduta da un altro allievo di Pizzorusso, il collega Rolando Tarchi.

Ha messo la sua scienza a disposizione delle istituzioni: Comuni, Province, Regioni, enti pubblici, Parlamento, Ministeri. In veste di esperto di diritto pubblico ha partecipato alla stesura di numerosi atti normativi statali e regionali e a numerose audizioni presso la Camera dei Deputati; ha fatto parte del gruppo di esperti dell’Alta Commissione per il Federalismo Fiscale; era tutt’ora membro della Commissione paritetica per la Valle d’Aosta; è stato consulente per molti anni dell’Unione delle Province italiane; ha dato supporto scientifico e operativo al modello della «Società della Salute» in Toscana, quale esperienza istituzionale di gestione integrata dell’assistenza sociale e della sanità territoriale.

Il suo ultimo intervento è stata un’audizione al Senato della Repubblica sulla legge di riforma costituzionale sul numero di parlamentari: un contributo come sempre lucido e appassionato, e ancora una volta controcorrente (la sua formazione culturale “goffamente sessantontesca” non l’ha mai abbandonato…), nel quale così si è rivolto ai senatori in procinto di ridurre il numero dei componenti delle Camere:

Scegliere il numero dei membri elettivi di un’assemblea dovrebbe essere frutto non di una scelta casuale o addirittura “punitiva” nei confronti della classe politica (…), per lo più in nome del risparmio di spesa – del tutto immaginifico – e della c.d. antipolitica; bensì di una costruzione razionale diretta a minimizzare il potenziale iato (…) tra forza intrinseca del dato puramente aritmetico e credibilità e autorevolezza delle istituzioni agli occhi degli elettori rappresentati”.

Nella consapevolezza che Paolo vivrà nelle riflessioni che ci ha lasciato e negli insegnamenti che ha generosamente disseminato tra generazioni di studenti e allievi, mi piace ricordare questo suo messaggio per il costituzionalismo moderno:

che cos’è oggi, in un contesto globalizzato, il costituzionalismo, se non l’insieme di regole che presiedono al riconoscimento dell’alterità, che consentono ad identità individuali e collettive diverse di dialogare, di riconoscersi l’una con l’altra, in un quadro di eguaglianza?”.

Ma forse tutto questo, che è una minima parte del suo contributo al diritto costituzionale e comparato, dice poco o forse nulla di quello che Paolo ci ha trasmesso. Perché la sua grandezza sta, forse, in altro ancora. Chi ha avuto occasione, anche solo per qualche istante, di conversare con lui, restava affascinato dal suo bagaglio culturale, dalla sua capacità di avere già letto, prima di ogni altro, libri, articoli, sentenze, disposizioni normative di cui ci si trovasse a discutere, di padroneggiare qualunque ambito della conoscenza, e non soltanto giuridica. Sì che a lui, come a pochissimi altri, possiamo riferire la celebre espressione di Publio Terenzio Afro: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”.

Arrivederci Paolo, riposa in pace.

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