Sicurezza delle attività subacquee, approvata la legge: il medico subacqueo diventa la figura di riferimento per la tutela della salute
Intervista al prof Vincenzo Lionetti: “La legge integra sicurezza dei lavoratori, tutela ambientale, infrastrutture, protezione civile e innovazione tecnologica, costruendo per la prima volta una politica pubblica coerente per ciò che avviene sotto la superficie del mare”
Il Parlamento italiano ha approvato la legge in materia di sicurezza delle attività subacquee (Legge 9 del 26 gennaio 2026), che delinea una cornice organica di governance della dimensione subacquea, definendo principi, competenze e strumenti di coordinamento tra le amministrazioni coinvolte. È una svolta importante, che introduce per la prima volta in Italia una normativa per la sicurezza delle attività subacquee e iperbariche.
La nuova legge introduce la figura del “medico subacqueo” quale medico competente di riferimento per il settore, in sostituzione del medico del lavoro previsto dal D.Lgs. 81/2008. Nel testo approvato dal Parlamento, tra i titoli formativi richiesti è espressamente incluso anche il Master Universitario di II livello in Medicina Subacquea e Iperbarica, come quello organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa. “Con l’approvazione della legge, il possesso di un diploma di Master come il nostro diventa un requisito formativo essenziale per l’accesso al ruolo di medico che si dedica alla tutela della salute dei lavoratori e degli operatori subacquei”, commenta Vincenzo Lionetti, professore associato di Anestesiologia presso il Centro di Ricerca Interdisciplinare “Health Science” della Scuola Sant’Anna e direttore del Master “Piergiorgio Data”.
Prof Lionetti, dal punto di vista della sicurezza e della tutela dei lavoratori, cosa cambia concretamente con l’entrata in vigore della nuova legge?
“La novità principale è che la sicurezza dei lavoratori subacquei non è più ricavata per analogia dalla normativa generale, ma viene regolata da standard specifici e uniformi per tutto il settore. La legge introduce una sorveglianza sanitaria dedicata con criteri stringenti di idoneità, un libretto personale informatico che traccia formazione e immersioni, regole tecniche definite per decreto e un sistema sanzionatorio specifico. Per chi opera in ambiente subacqueo e iperbarico significa avere finalmente un quadro normativo costruito sui rischi reali del mestiere”.
Perché l’introduzione di una cornice organica di governance della dimensione subacquea rappresenta un cambio di paradigma rispetto al passato?
“Finora la dimensione subacquea era regolata da norme frammentate, marittime, ambientali, lavoristiche, di difesa e di protezione civile, senza un coordinamento organico. La Legge 9 del 26 gennaio rappresenta un cambio di paradigma perché riconosce la “dimensione subacquea” come ambito di interesse strategico nazionale e introduce una governance dedicata attraverso l’istituzione dell’Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, che diventa il riferimento tecnico-scientifico e regolatorio del settore. La legge integra sicurezza dei lavoratori, tutela ambientale, infrastrutture, protezione civile e innovazione tecnologica, costruendo per la prima volta una politica pubblica coerente per ciò che avviene sotto la superficie del mare. Occupandoci da oltre vent’anni della sicurezza nelle attività subacquee e iperbariche, non possiamo che accogliere con favore questo passo in avanti”.
La definizione normativa della figura del “medico subacqueo” segna un passaggio importante: quali garanzie introduce per la sicurezza degli operatori e per l’uniformità delle valutazioni di idoneità?
“La definizione normativa della figura del “medico subacqueo” segna un passaggio importante perché stabilisce finalmente quali professionisti possono certificare l’idoneità alle attività subacquee e iperbariche. Nel testo approvato dal Parlamento, tra i titoli formativi richiesti è incluso il Master Universitario di II livello in Medicina Subacquea e Iperbarica con almeno tre anni di esperienza professionale. È rilevante sottolineare che, allo stato attuale, in Italia non esistono scuole di specializzazione universitarie in Medicina del nuoto e delle attività subacquee, quindi il Master di II livello, come il Master “Piergiorgio Data” di Pisa, rappresenta oggi l’unico titolo accademico universitario formalmente previsto dalla legge per la definizione del medico subacqueo. Questa scelta garantisce due effetti: l’uniformità delle valutazioni di idoneità, superando la variabilità precedente, e una maggiore tutela per gli operatori, perché la certificazione è affidata a professionisti con competenze specifiche per questo settore”.
Guardando al futuro, quali opportunità offre questa legge, anche in chiave europea e internazionale?
“La legge apre almeno tre fronti di opportunità. Sul piano professionale ed economico, l’introduzione di standard chiari, di un registro degli operatori, di criteri per il riconoscimento dei titoli esteri e di un’Agenzia di riferimento rende il settore italiano più trasparente, affidabile e quindi competitivo anche per i grandi attori internazionali che operano in ambito marittimo, energetico, infrastrutturale e della ricerca. In chiave europea, dotarsi di una cornice normativa organica favorisce l’allineamento con i Paesi che da tempo riconoscono la specificità del lavoro subacqueo, facilitando la comparabilità dei percorsi formativi, il riconoscimento delle competenze e la partecipazione a programmi europei dedicati alla sicurezza, all’ambiente marino e alle infrastrutture sottomarine. Sul versante scientifico e tecnologico, il riferimento esplicito alla ricerca, all’innovazione e ai sistemi di monitoraggio crea spazio per nuovi progetti congiunti tra università, enti pubblici, industria e organismi internazionali, con la medicina subacquea e iperbarica al centro della definizione dei profili di rischio e delle strategie di mitigazione. Quest’ultimo aspetto valorizza il lavoro di ricerca svolto dai docenti del Master “Piergiorgio Data” sin dal 2005 e incoraggia a scrivere nuove pagine significative nel campo dell’innovazione e della salute in ambienti estremi come quello subacqueo e, in prospettiva, quello spaziale”.
Dopo l’approvazione della Legge, percorsi formativi come il Master di II livello in Medicina Subacquea e Iperbarica diventano sempre più importanti e centrali per formare la figura del medico subacqueo?
“Assolutamente sì, e la nuova Legge lo riconosce esplicitamente. Questo significa che percorsi consolidati come il nostro Master non rappresentano più un titolo di alta formazione per pochi, ma diventano uno standard formativo riconosciuto per chi deve tutelare la salute dei lavoratori e operatori subacquei. Non dimenticando che il Master “Piergiorgio Data” organizzato dalla Scuola Sant’Anna in collaborazione con l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa è da oltre vent’anni l’unico in Italia a offrire una formazione coerente con le linee guida europee elaborate congiuntamente dal Joint Medical Subcommittee del European Committee for Hyperbaric Medicine (ECHM) e dal European Diving Technology Committee (EDTC). È inoltre l’unico Master italiano certificato a livello internazionale dal Diving Medical Advisory Committee (DMAC) e dall’EDTCmed, che lo riconoscono come corso di Medicina Subacquea di Livello I (valutazione medica dei subacquei) e Livello IID (gestione medica di incidenti e patologie subacquee). Dal 2015 il Master è riconosciuto anche dal European College of Baromedicine (ECB) come corso di Medicina Iperbarica di Livello IIH. Ad oggi i livelli IID e IIH rappresentano in Europa i più alti livelli di competenza riconosciuti per la Medicina Subacquea e Iperbarica. Questo rende il Master “Piergiorgio Data” una solida piattaforma formativa unica nel panorama nazionale e internazionale per preparare quei medici che, nel nuovo impianto normativo, saranno chiamati a svolgere valutazioni di idoneità, sorveglianza sanitaria e gestione clinica in contesti subacquei e iperbarici”.