STORIE DI TALENTI: TESISTA DELL’ISTITUTO DI BIOROBOTICA DELLA SCUOLA SANT’ANNA PUBBLICA UNO STUDIO SU UNA RIVISTA SCIENTIFICA INTERNAZIONALE E VIENE ASSUNTA DA UNA AZIENDA SVEDESE

Il suo progetto di tesi di laurea ha avuto un impatto scientifico così rilevante che non solo è stato pubblicato su una importante rivista internazionale ma le è valso anche il primo contratto professionale, presso l’azienda svedese Integrum. La storia di Irene Boni è una storia di talento e passione. E di risultati inaspettati. La studentessa di Ingegneria Biomedica dell’Università di Pisa ha iniziato nel giugno del 2017 una collaborazione con l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna: obiettivo, preparare una tesi di laurea sullo sviluppo di un giunto artificiale compatibile con le protesi transradiali osseointegrate e in grado di consentire a un amputato una rotazione naturale dell’avambraccio.
Irene ha lavorato a stretto contatto con l’area di ricerca di Christian Cipriani e Marco Controzzi, collaborando al progetto di ricerca DeTOP (Dexterous Transradial Osseointegrated Prosthesis with neural control and sensory feedback), finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. Dalla tesi è nato un paper scientifico, dal titolo “Restoring Natural Forearm Rotation in Transradial Osseointegrated Amputees” e pubblicato su IEEE Transactions on Neural Systems & Rehabilitation Engineering.

In questo studio Irene Boni ha affrontato una delle sfide più ambiziose nel campo della ricerca sulle protesi artificiali: restituire la naturalezza dei movimenti a un amputato, non facendo percepire l’arto robotico come un corpo estraneo. La sua attenzione si è focalizzata sulle amputazioni transradiali (al di sotto del gomito): attualmente le protesi in commercio non sono in grado di restituire la rotazione naturale dell’avambraccio, movimento essenziale nella quotidianità di una persona (per esempio ruotiamo il braccio per aprire una porta o per riempire un bicchiere).

“Preservare il movimento naturale della rotazione dell’avambraccio – commenta Irene Boni - può migliorare le attività della vita quotidiana e ridurre movimenti compensatori che potrebbero causare problemi di salute nel tempo”.

Il giunto artificiale sviluppato da Irene Boni è compatibile con le protesi osteointegrate progettate da Integrum e sviluppate all'interno del progetto DeTOP, che si basano su un innovativo fissaggio scheletrico in grado di garantire una maggiore stabilità dell’impianto a lungo termine oltre che un sensibile miglioramento delle funzionalità motorie e percettive dell’amputato. Il giunto artificiale è chiamato a fare da interfaccia tra il sistema osteointegrato che, nel caso di amputazioni transradiali, si ancora alle due ossa presenti nell’avambraccio, il radio e l’ulna, e la protesi robotica. Attraverso questo sistema l’amputato riesce allo stesso tempo a preservare la rotazione naturale dell’avambraccio e a bilanciare l’equilibrio di forza tra le due ossa residue.
Uno studio talmente innovativo (a cui hanno partecipato come co-autori Marco Controzzi, ricercatore dell’Istituto di BioRobotica, Jason Millenaar, R&D Engineer presso Integrum e Max Ortix Catalan, professore presso la  Chalmers University of Technology) che ha convinto Integrum ad offrire un’opportunità professionale a Irene che adesso lavora in Svezia come R&D Engineer, occupandosi di produzione e fornitura dei prodotti aziendali e sviluppo di protesi osteointegrate.