Giornata della Terra 2026: il nostro potere, il nostro pianeta. Intervista a Roberto Buizza
“L'educazione e la comunicazione sul cambiamento climatico hanno avuto effetti positivi: la responsabilità umana per il cambiamento climatico in corso non è più negata, e gli investimenti per una transizione verso l'emissione netta zero progrediscono”. I progressi ci sono, ma troppo lentamente, sottolinea Roberto Buizza, professore presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Mercoledì 22 aprile, in occasione della Giornata della Terra 2026, Buizza apre con una lecture il Circle U. Climate Day – Soluzioni per il cambiamento climatico nelle aree interne e vulnerabili, l’evento organizzato dall’Università di Pisa presso il Museo di Storia Naturale di Calci. Con lui abbiamo parlato di diversi temi: la questione del cambiamento climatico, l’attuale situazione geopolitica, l’impegno del Centro di Ricerca Interdisciplinare sulla Sostenibilità e il Clima per affrontare le sfide legate alla sostenibilità.
Prof. Buizza, mentre migliaia di eventi si stanno organizzando per celebrare la Giornata della Terra 2026 (22 aprile), qual è la situazione attuale? Stiamo facendo progressi nell'affrontare il cambiamento climatico, la principale sfida che sta influenzando la Terra?
Stiamo facendo progressi, ma troppo lentamente. La conoscenza sul cambiamento climatico è più diffusa rispetto ad anni fa, grazie a importanti investimenti in progetti educativi e di comunicazione. Il numero di persone che negano che il cambiamento climatico sia causato dalle attività umane sta diminuendo sempre di più. Sono disponibili soluzioni tecnologiche per la decarbonizzazione di almeno il 90% delle attività umane (ad esempio, di tutte le attività tranne l'aviazione e le industrie energetiche ad alta intensità, che insieme rappresentano circa il 10% delle emissioni medie globali) sempre più economiche, in grado di competere ad armi pari con le tecnologie tradizionali basate sui combustibili fossili.
Il problema principale di oggi è la ridotta volontà politica di raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette di gas serra entro il 2050, sostenuta dalla pressione di lobbisti dei combustibili fossili estremamente ricchi e potenti. Questo è il problema chiave che dobbiamo affrontare.
Lo slogan (o desiderio) della Giornata della Terra 2026 è 'Il nostro potere, il nostro pianeta'. La realtà, tuttavia, non è molto rassicurante, tra conflitti di guerra, crisi climatiche e crescenti disuguaglianze.
Earthday.org parla di 1 miliardo di persone e 150.000+ partner che lavorano per promuovere azioni positive: sono numeri molto elevati. Earthday.org ci invita anche a non sottovalutare il nostro potere: "Quando la tua voce e le tue azioni sono unite a migliaia o milioni di altri in tutto il mondo, creano un movimento inclusivo, d'impatto e impossibile da ignorare.".
L'educazione e la comunicazione sul cambiamento climatico hanno avuto effetti positivi: la responsabilità umana per il cambiamento climatico in corso non è più negata, e gli investimenti per una transizione verso l'emissione netta zero progrediscono. Ad esempio, vorrei ricordare i risultati di due importanti studi che supportano questa affermazione. Innanzitutto, i risultati della più grande indagine mondiale sul cambiamento climatico condotta dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo che statisticamente rappresenta l'87% della popolazione mondiale, che mostrano che il cambiamento climatico è nella mente delle persone ovunque. A livello globale, il 56% ha dichiarato di pensarci quotidianamente o settimanalmente. In secondo luogo, vorrei ricordare lo studio pubblicato da Nature nel 2024 da Andre et al, su “Globally representative evidence on the actual and perceived support for climate action”. L’articolo riporta che un sondaggio rappresentativo in 125 paesi, basato su quasi 130.000 interviste, ha rivelato un ampio sostegno all'azione climatica, con il 69% della popolazione mondiale disposto a contribuire con l'1% del proprio reddito personale, l'86% che sostiene norme sociali pro-climatiche e l'89% che chiede un'azione politica intensificata.
Quindi, se penso allo slogan Earthday.org 'Il nostro potere, il nostro pianeta', direi che c'è una consapevolezza crescente che siamo più consapevoli sia dei problemi legati al sovrasfruttamento della Terra, che del fatto che abbiamo gli strumenti per gestire meglio le risorse del nostro pianeta. Queste notizie positive vanno sottolineate, poiché contrappongono fortemente la realtà in corso che indica chiaramente che ci sono ancora molti ostacoli per prendere le decisioni giuste in tal senso.
Parliamo della realtà: cosa sta succedendo al clima terrestre?
Purtroppo, la realtà è che le emissioni globali di gas serra continuano a salire, sebbene con un ritmo più lento rispetto a dieci anni fa. Di conseguenza, le concentrazioni di anidride carbonica (CO2) e metano (CH4) nell'atmosfera continuano ad aumentare e il clima terrestre continua a riscaldarsi sempre più velocemente. Il 2024 è stato l'anno più caldo mai registrato, seguito dal 2023 e dal 2025. I dieci anni più caldi dalla rivoluzione industriale avvenuti nell'ultimo decennio ci ricordano l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM).
Il Copernicus Climate Change Service (C3S) ha riportato qualche giorno fa che marzo 2026 è stato il terzo marzo più caldo dal 1980 a livello globale, e il secondo più caldo per l'Europa. Nel 2026 la temperatura giornaliera della superficie del mare (tra 60° Sud e 60° Nord) è aumentata molto rapidamente e potrebbe presto superare i livelli del 2024 (Figura 2). Guardando al futuro, con un forte El Niño previsto per la seconda metà del 2026 e il 2027, la temperatura in questi due anni dovrebbe essere molto alta, ed il riscaldamento globale potrebbe raggiungere 1,7°C. Le proiezioni per i prossimi decenni indicano che con i livelli di emissioni di oggi, il riscaldamento globale raggiungerà i 2,0°C entro il 2040.
A causa dell'aumento della temperatura dell'atmosfera e degli oceani, anche lo scioglimento dei ghiacci marini ha accelerato: il Copernicus Climate Change Service ha riportato che a marzo 2026 l'estensione del ghiaccio marino artico ha raggiunto il livello più basso dal 1980 (5,7% sotto la media 1991-2010 per il mese di marzo). La conseguenza è che anche l'innalzamento del livello del mare si è accelerato, raggiungendo ora circa 0,4 cm/anno, un valore che è il doppio di quello osservato 15 anni fa, come ci ricorda l'Ufficio per il Clima dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA).
“Overshoot Day” per l'Italia è fissato per il 3 maggio 2026. Nel 2025 era il 6 maggio. Nel 2024, il 19 maggio. Cosa possiamo fare concretamente per invertire questa tendenza?
“Overshoot day“ segna la data in cui la domanda di risorse e servizi ecologici in un dato anno supera ciò che la Terra può rigenerare in quell'anno. Quindi, avere un giorno di overshoot prima della fine dell'anno significa che vengono utilizzate più risorse di quante la Terra possa rigenerare in un anno, e che le risorse che non verranno rigenerate vengono consumate. Avere continui giorni di overshoot precoce porterà il pianeta, ad un certo punto, a non avere più risorse ecologiche disponibili.
Il fatto che il giorno di overshoot in Italia continui a verificarsi verso l'inizio dell'anno indica che stiamo contribuendo al consumo delle risorse terrestri e a peggiorare la situazione. In altre parole, l'Italia sta facendo esattamente il contrario di ciò che dovrebbe. Anche in termini di emissioni di gas serra, l'Italia non sta comportandosi come dovrebbe per raggiungere l'obiettivo dell'Unione Europea di ‘fit-for- 55' (una riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030, rispetto al livello del 1990): l'Italia dovrebbe ridurre le emissioni di circa il 10% all'anno per cercare di raggiungere quel livello entro il 2030, mentre le sta riducendo solo di meno del 2% all'anno (dati da Our World in Data).
La Scuola Sant'Anna e in particolare il Centro Interdisciplinare per la Sostenibilità e il Clima (CISC) sono coinvolti in progetti di ricerca per affrontare la sostenibilità e il cambiamento climatico?
Sì, la Scuola è coinvolta in molti progetti di ricerca su sostenibilità e clima. In particolare, le attività di ricerca del Centro Interdisciplinare per la Sostenibilità e il Clima (CISC) si basano su un approccio interdisciplinare, che vede esperti con background molto diversi nelle scienze naturali e sociali, e ingegneria (management, diritto, etica, filosofia, matematica, fisica, ingegneria, sociologia), e affrontano problemi di economia circolare, cambiamento climatico e biodiversità, contribuiscono a creare comunità sostenibili e investigano come progettare al meglio approcci di governance per una transizione sostenibile.
Uno dei quattro team del CISC si concentra sull’analisi e la modellistica del ciclo di vita di prodotti, processi, servizi, sistemi e organizzazioni utilizzando la metodologia di valutazione del ciclo di vita (LCA). Un secondo gruppo di scienziati si concentra sulla modellazione di sistemi complessi, sulla stima dell'incertezza e sullo sviluppo di strategie per la gestione della biodiversità nelle aziende medie e piccole. Un terzo gruppo mira ad analizzare le dinamiche dello sviluppo sostenibile e della creazione di valore, da una prospettiva etica, dei sistemi territoriali e delle imprese, supportandoli attraverso processi di governance partecipativa, coinvolgimento degli stakeholder e definizione di strategie di gestione. Il quarto gruppo esplora le strutture, la logica e la dinamica del Green Deal europeo e i processi di innovazione che guidano la transizione energetica, integrando l'analisi delle politiche europee di sostenibilità con lo sviluppo di soluzioni innovative per la trasformazione energetica e ambientale.
Stiamo facendo tutto il possibile, date le risorse a disposizione, per contribuire alla comprensione delle sfide legate alla sostenibilità e al cambiamento climatico, e per trovare soluzioni che possano portarci a un mondo più giusto, sostenibile e decarbonizzato, con l'obiettivo di spostare la giornata del superamento verso la fine dell'anno.
Siete anche coinvolti in attività educative e formative, come il dottorato nazionale in Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico?
Si, la Scuola Sant’Anna offre corsi in diversi ambiti della sostenibilità e del clima sia agli studenti universitari che magistrali, organizzando scuole stagionali (corsi da 40 ore aperti anche ad esterni) che coprono aspetti interdisciplinari di queste aree. Siamo stati anche tra i fondatori e attori chiave del programma nazionale italiano di formazione di dottorato su sviluppo sostenibile e cambiamento climatico (PhD-SDC).
Ad esempio, nel febbraio 2026, il CISC ha contribuito alla Seasonal School ECLIRE, sull'Etica del Cambiamento Climatico e sulla ridefinizione delle responsabilità per le generazioni presenti e future, organizzata dai nostri colleghi dell'Institute of Law, Politics and Development. ECLIRE ha fornito ai partecipanti le chiavi normative per analizzare le politiche di mitigazione climatica alla luce di criteri come la responsabilità storica, le asimmetrie globali di potere economico e capacità di adattamento, e i doveri di giustizia verso le generazioni future.
A giugno 2026 presenteremo la prima versione della Seasonal School DESIRES, sulla progettazione di sistemi produttivi sostenibili e resilienti. DESIRES introdurrà i partecipanti al tema estremamente rilevante della progettazione di sistemi di produzione sostenibili dal punto di vista ambientale e resilienti ai cambiamenti climatici e ad altre pressioni ambientali. Sempre a giugno, le/i colleghe/i dell'Istituto di Diritto, Politica e Sviluppo condurranno la Seasonal School SUSTAIN, sulle prospettive legali e politiche dell'agricoltura sostenibile e dei sistemi alimentari nell'UE. SUSTAIN introdurrà i partecipanti al tema urgente della transizione dell'Unione Europea verso un'agricoltura e sistemi alimentari sostenibili, collocandolo nel più ampio dibattito globale su sicurezza alimentare, sostenibilità e resilienza climatica.
Tornando al PhD-SDC, questa è un'iniziativa chiave del CISC, che coordiniamo dalla fine del 2025 e che abbiamo progettato insieme ai colleghi della Scuola Normale di Pisa e dell'Istituto Universitario di Studi Superiori IUSS di Pavia nel 2019/2020. Sul PhD-SDC, stiamo lavorando molto a stretto contatto con i colleghi dell'IUSS Pavia, dove il PhD-SDC ha il suo centro Amministrativo e di Coordinamento. Durante i suoi cinque cicli di dottorato (iniziati dal 2021 al 2025), il PhD-SDC ha ricevuto il sostegno di 60+ università italiane e ha finanziato circa 430 dottorandi. Studenti che stanno svolgendo ottimi lavori di ricerca in molti ambiti diversi, come documentato dalla loro tesi di dottorato.
Prof. Buizza, quale è il suo messaggio finale per questa Giornata della Terra 2026?
Vorrei sottolineare tre fatti. Innanzitutto, dobbiamo ripensare e riprogettare il modo in cui utilizziamo le risorse della Terra. Non possiamo continuare a utilizzare più risorse ecologiche di quante la Terra possa rigenerare in un anno, poiché ciò sta già avendo impatti negativi sulla società e sugli ecosistemi, e avrà impatti ancora maggiori sulle generazioni future. Il tempo per risolvere il problema sta per scadere, e dobbiamo muoverci in fretta in questa direzione.
In secondo luogo, non esiste un livello sicuro di riscaldamento globale. Più la Terra si riscalda, più forti sono gli impatti negativi del cambiamento climatico e più diventa difficile affrontare il problema. È quindi nell'interesse di tutti affrontare il cambiamento climatico. Lo è ancora di più per l'Italia, dato la sua esposizione all'impatto del cambiamento climatico. Inoltre, sostituire petrolio e gas con fonti rinnovabili ridurrà il costo della produzione di elettricità (come la Spagna ha dimostrato chiaramente a tutti noi), e sostituire i motori a combustione con quelli elettrici avrà notevoli co-benefici per la salute.
In terzo luogo, abbiamo le tecnologie e le risorse finanziarie per rendere le attività umane sostenibili e decarbonizzare. Le stime economiche indicano che investendo circa il 2-3% del Prodotto Interno Lordo (PIL) potremmo raggiungere la neutralità netta entro il 2050. Le tecnologie (ad esempio per generare elettricità, elettrificare i trasporti o isolare termicamente gli edifici) sono disponibili e sono più economiche di quelle basate sui combustibili fossili.
Perciò, incoraggio fortemente ad abbracciare la transizione verso una società più giusta, sostenibile e decarbonizzata. Lavoriamo tutti insieme per convincere i leader mondiali a muoversi in questa direzione.
Further links:
- Andre et al, 2024, Nature, Globally representative evidence on the actual and perceived support for climate action: https://www.nature.com/articles/s41558-024-01925-3;
- CISC, Interdisciplinary Centre on Sustainability and Climate of Scuola Sant’Anna: https://www.santannapisa.it/en/centro-ricerca-interdisciplinare-sostenibilita-clima
- Copernicus Climate Change Service (C3S) on the state of the climate in March 2026: https://climate.copernicus.eu/sea-surface-temperatures-approach-record-levels-march
- Earth Overshoot Day: https://overshoot.footprintnetwork.org/about-earth-overshoot-day/
- Earthday.org: https://www.earthday.org/earth-day-2026/
- European Space Agency Climate Office on sea-level rise: https://climate.esa.int/en/Scientific-highlights/Rising-seas/
- Our World in Data: https://ourworldindata.org
- The PhD program on Sustainable Development and Climate Change: https://www.phd-sdc.it
- UNDP 2024 world survey: https://climatepromise.undp.org/news-and-stories/worlds-largest-survey-climate-change-out-heres-what-results-show
- World Meteorological Organisation on global warming: https://wmo.int/news/media-centre/wmo-confirms-2025-was-one-of-warmest-years-record