RANKING: IL SANT’ANNA SI CONFERMA PRIMA IN ITALIA NEL TIMES HIGHER EDUCATION (THE) WORLD UNIVERSITY RANKINGS 2019. E’ UNA DELLE TRE ISTITUZIONI ITALIANE TRA LE PRIME 200 UNIVERSITA’ CON SCUOLA NORMALE E UNIVERSITA’ DI BOLOGNA

La Scuola Superiore Sant’Anna si conferma il primo ateneo italiano nel Times Higher Education (THE) World University Rankings 2019 e, per il terzo anno consecutivo, guadagna posizioni, salendo alla 153esima posizione a livello mondiale. Insieme alla federata Scuola Normale Superiore, in 161esima posizione, e all’Università di Bologna in 180esima, il Sant’Anna è una delle tre istituzioni italiane che tra le prime 200 università.

Il World University Rankings diffuso da THE è giunto al quindicesimo anno di pubblicazione e continua ad aumentare l’elenco degli atenei valutati in tutto il mondo, sulla base di parametri stringenti (che si riferiscono a campi come formazionequalità della ricerca attraverso il “peso” delle pubblicazioni e il numero delle citazionitrasferimento tecnologicointernazionalizzazione) passando dai 1100 dello scorso anno agli oltre 1250 dell’edizione attuale, con 86 paesi rappresentati rispetto agli 81 della precedente edizione.

A livello mondiale, la classifica continua a essere dominata dal Regno Unito per due delle tre posizioni di vertice: l’Università di Oxford mantiene il primo posto per il terzo anno consecutivo, quella di Cambridge si conferma in seconda posizione e anche l’Università di Stanford, negli USA, conserva il terzo posto. Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) sale di una posizione raggiungendo il quarto posto, mentre il California Institute of Technology (Caltech) passa dalla terza posizione ex-aequo alla quinta. Infine, Yale risulta l'università che ha scalato più posizioni tra le prime 20, guadagnando quattro posti nella top 10 e passando all'ottava posizione.

“Poiché la Cina e altre nazioni emergenti – sottolinea Phil Baty, Direttore editoriale di Global Rankings presso THE - mettono le università al centro delle loro strategie di crescita economica nazionale, potrebbero benissimo sfidare il costante dominio anglo-americano della classifica negli anni a venire. Continenti storicamente forti come America, Europa e Australia stanno sperimentando gli effetti dell'inasprimento dei tagli e dello strisciante isolazionismo. Mantenere – prosegue Phil Baty - gli attuali standard di eccellenza rispetto a quei termini è insostenibile e, con la crescente concorrenza globale, osserviamo di nuovo i segni di stagnazione e di leggero calo tra le posizioni consolidate con l'eccezione di qualche successo individuale.  Poiché le università asiatiche continuano a guadagnare posizioni in classifica, il futuro della vecchia élite dipenderà da robusti investimenti e da politiche positive che consentono alle università di attrarre e mantenere il meglio dei talenti internazionali”.

Nonostante la crescente concorrenza degli atenei dei Paesi orientali, l’Italia migliora le sue performance rispetto al precedente ranking e risulta presente con 43 ateneirispetto ai 40 dello scorso anno. La maggior parte di quelli presenti nell’edizione precedente è rimasta stabile (21) o ha scalato posizioni (11) mentre i tre atenei presenti nella top 200 hanno compiuto passi avantiIn particolare, la  Scuola Superiore Sant’Anna guadagna due posizioni fino alla 153esima; la Scuola Normale Superiore scala 23 posizioni raggiungendo la 161esima; l’Università di Bologna sale in 180esima posizione.

È stato un anno molto positivo per l'Italia – aggiunge Phil Baty – con 43 istituti italiani presenti nella nostra classifica del 2019, tre sono le nuove entrate e 3 le presenze nelle prime 200. Tuttavia per continuare a migliorare, le università italiane farebbero bene a investire di più per incrementare la loro capacità di ricerca e le collaborazioni internazionali”.

Allargando l’analisi sintetica all’Europa, il THE fa notare come “l'Europa resti un attore principale nella classifica, tuttavia, a causa della crescente concorrenza, presenta un quadro eterogeneo per il 2019: sette istituzioni europee sono presenti tra i primi 30 per il 2019, stesso risultato del 2018, mentre le università europee occupano quasi la metà della classifica delle prime 200”.

Se da una parte assistiamo a un grande successo di molti Paesi e università europei nella classifica 2019 – commenta Ellie Bothwell, Editore di Rankings per THE, rispetto alle prestazioni generali dell'Europa - un cambiamento del clima politico che attraversa il continente potrebbe danneggiare nei prossimi anni molti dei sistemi di istruzione superiore. Le università nel Regno Unito, e in Europa nel loro complesso, saranno svantaggiate se la mobilità pan-europea e le collaborazioni di ricerca verranno limitate come conseguenza di Brexit, mentre l'ascesa del populismo di estrema destra sta già influenzando la libertà accademica delle università in Paesi come l'Ungheria. Questi fattori, combinati con una rigida concorrenza da parte dell'Asia, metteranno molta pressione sulle università europee nei prossimi 12 mesi”.

Di seguito il commento di Pierdomenico Perata, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, e Vincenzo Barone, direttore della Scuola Normale Superiore: “L’ottimo piazzamento della Scuola Superiore Sant’Anna e della Scuola Normale Superiore ai vertici del Ranking THE conferma la capacità delle nostre Scuole di rappresentare al meglio l’Italia nelle classifiche internazionali delle università. La Scuola Superiore Sant’Anna e la Scuola Normale Superiore hanno da quest’anno intrapreso un percorso che le ha portate a convergere in una Federazione, di cui fa parte anche lo IUSS di Pavia, federazione che consentirà al sistema delle tre Scuole di essere ancora più competitivo a livello internazionale. Con la speranza che il Governo del nostro Paese comprenda il valore delle nostre istituzioni e si faccia parte attiva per far sì che, come indicato da Phil Baty, Direttore editoriale di Global Rankings presso THE, l’Italia investa maggiormente nel proprio sistema della ricerca universitaria, consentendo alle migliori Istituzioni di essere ancor più competitive e raggiungere finalmente la top 100 da cui l’Italia è da sempre esclusa. Questo per rendere più attrattivo il nostro sistema universitario, per mitigare la fuga dei cervelli ed incrementare l’afflusso di studiosi internazionali nelle nostre Università. Non soltanto per confermare il ruolo dell’Italia nella scienza, ma anche nel progresso tecnologico. Non a caso la Scuola Normale Superiore ha compiuto un significativo avanzamento riguardo alla valutazione del livello della ricerca e dell'insegnamento, risultando tra le prime 70 università del mondo secondo il parametro teaching, mentre la Scuola Sant'Anna si è classificata ai primissimi posti proprio per l'indicatore che riguarda i rapporti con il mondo delle imprese. A sottolineare, tra l'altro, la perfetta integrazione tra l'offerta delle due Scuole federate”.

Il Times Higher Education (THE) World University Rankings 2019 è disponibile qui