AGROECOLOGIA: L’IMPOLLINAZIONE DEL GIRASOLE IN AMBIENTE MEDITERRANEO, PUBBLICATI SU PLOS ONE I RISULTATI DELLO STUDIO CONDOTTO DAI RICERCATORI DELL’ISTITUTO DI SCIENZE DELLA VITA

La superficie destinata alla coltivazione del girasole aumenta in Europa e nel resto del mondo, rendendo necessario un adeguato numero di impollinatori, allevati (come le api mellifere) o naturali. Purtroppo però la frammentazione degli habitat e l'inquinamento ambientale, spesso legati all’agricoltura, riducono abbondanza e diversità degli impollinatori, rendendo problematica l’impollinazione delle colture. Per risolvere questo problema, l’industria sementiera lavora per ottenere varietà con un alto grado di auto-fertilità, indipendentemente dall’abbondanza degli impollinatori. Parallelamente gli agroecologi si focalizzano sull'ottimizzazione dei servizi agro-ecosistemici forniti dagli impollinatori: è infatti fondamentale lo studio e la gestione della continuità di risorse floreali presenti sul territorio per sostenere gli impollinatori naturali e allevati. Per questo motivo lo studio, realizzato all’interno del progetto Europeo Horizon2020 QuESSA (Quantification of Ecological Services for Sustainable Agriculture), condotto dai ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna afferenti al Gruppo di Agroecologia, ha incluso una caratterizzazione degli habitat semi-naturali circostanti i campi di girasole.

Lo studio svolto dai ricercatori, Agustin Miquel Bartual, Gionata Bocci e Simone Marini, coordinati dalla ricercatrice Anna Camilla Moonen, ha definito il contributo all’allegagione del girasole nella Piana di Pisa (ovvero alla percentuale di acheni, volgarmente detti semi, impollinati con successo formando il seme) dato dagli impollinatori e indirettamente dagli habitat attorno ai campi coltivati.

Tra il 2014 e 2015, sono stati presi in esame 25 campi di girasole di aziende della campagna pisana in situazioni agronomiche reali, senza che le decisioni degli agricoltori venissero influenzate dai ricercatori. Si è così visto che tutte le varietà utilizzate avevano un buon incremento di allegagione e contenuto di olio se impollinate, anche quelle più auto-fertili. Inoltre. le varietà meno autofertili, se impollinate a dovere, hanno mostrato rese leggermente migliori. La qualità dell’olio è risultata però determinata geneticamente e non influenzata dall’impollinazione. L’impollinatore più comune, con oltre il 95% di visite, è stata l’ape del miele (Apis mellifera), ampiamente allevata nella zona per la produzione di miele, anche miele di girasole.

Dallo studio emerge che l'attuale livello di impollinazione non desta troppa preoccupazione, ma affidarsi ad una sola specie può essere rischioso. Inoltre, indirettamente gli ambienti semi-naturali attorno ai campi influenzano la produzione del girasole, rendendo quindi fondamentale la programmazione territoriale. Tale programmazione, secondo i ricercatori, è utile per ottimizzare i benefici di questi habitat su api e colture ed aumentare la presenza degli impollinatori selvatici per assicurare l'impollinazione anche senza api del miele.

risultati dello studio sono stati pubblicati su PLOS ONE.

Foto di Agustin Miquel Bartual