Covid-19: violenza di genere e sistema patriarcale, le crepe del nostro sistema socio-culturale. Sul blog "European Law and Gender” il contributo alla riflessione di Barbara Henry, docente di Filosofia Politica all’Istituto Dirpolis

Covid-19, violenza di genere e sistema patriarcale, tre elementi in apparenza indipendenti eppure leggibili in una chiave attuale e che muove nuove riflessioni. Amplificazione sotterranea della violenza di genere. Alcune conseguenze del Covid-19 sul sistema patriarcale è il contributo di Barbara Henry, docente di Filosofia politica all’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica e Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna, pubblicato sul blog “European Law and Gender” all’interno del progetto europeo ELaN, coordinato da Elettra Stradella, ex allieva della Scuola Superiore Sant’Anna e oggi docente di Diritto pubblico comparato all’Università di Pisa.  

Nato con l’intento di raccogliere testimonianze e contributi su temi quali l'impatto di #iorestoacasa sulla violenza domestica o sul lavoro femminile, il blog curato dalla stessa Elettra Stradella, coordinatrice del progetto, ospita numerosi contributi di importanti voci accademiche.

Nella sua riflessione, Barbara Henry guarda “nelle crepe del sistema sociale e culturale” mettendo in evidenza l’amplificarsi e l’aggravarsi degli effetti del “sistema patriarcale in cui le donne italiane, e non soltanto, si trovano inserite gioco forza, e a partire dal quale si trovano a combattere l’emergenza”. Una situazione causata “dall’accumulo e dalla concentrazione del lavoro di cura e domestico di noi donne in spazi condivisi con tutti i familiari, e/o della convivenza forzata con i compagni potenzialmente o realmente ‘maltrattanti’”. “Si tratta – spiega Barbara Henry - di situazioni di violenza endemica, potenzialmente capace di deflagrazione. Anche perché è più difficile eludere la sorveglianza o il controllo indiretto e chieder aiuto ai centri antiviolenza o alla polizia”.

Barbara Henry sottolinea: “Al momento l’incremento del numero di femminicidi è già salito all’onore della cronaca, e nel caso avvenuto nel Messinese, il riferimento al Covid-19 parrebbe essere indubbio. Non ci possiamo sentir parzialmente rassicurate da questa rinnovata attenzione mediatica sulla connessione fra violenza di genere e virus, giacché mai come in una situazione di incertezza e precarietà generalizzata come quella che viviamo le dinamiche perniciose già esistenti tendono a incancrenirsi, mentre è favorito l’insorgere di nuove, nelle situazioni in cui relazioni già precarie possono peggiorare”.

Fra i diversi spunti sui quali la docente invita a riflettere e a interrogarsi, si legge anche che: “Le più diffuse difficoltà e i veri e propri rischi per le donne nascono dalla convivenza quotidiana forzata con coniugi, anziani e figli/e, non più mediata dalla scansione della giornata lavorativa, o scolastica, che separa regolarmente per alcune ore al giorno le componenti della famiglia. Proprio qui, l’occhio vigile del patriarcato è all’erta, e denuncia più facilmente le inadempienze di chi non sa essere una brava donna di casa, o perde più frequentemente la calma per il sovraccarico di richieste, talvolta simultanee, talvolta incompatibili, dei familiari, soprattutto se non si dispone di ampi spazi né di dispositivi di lavoro e di svago (apparecchi, pc, telefoni, consolle) adeguatamente numerosi”. Perciò, conclude Barbara Henry, “il peso del non essere simultaneamente in due luoghi, al sicuro a casa, e ‘là dove si dovrebbe essere’, per prendersi cura di chi si ama, può rendere particolarmente gravoso questo tempo di veglia, questa notte ancora da attraversare. E su cui, correttamente, dobbiamo tornare a interrogarci senza remore”.