RICERCA BIOMEDICA: SPERIMENTATO PRIMO PROTOTIPO MINIMAMENTE INVASIVO PER TROVARE SOLUZIONE A INCONTINENZA URINARIA. VERSO SPERIMENTAZIONE CLINICA CON INAIL

L’obiettivo di partenza era trovare una soluzione all’incontinenza urinaria attraverso un sistema poco invasivo, applicabile a livello ambulatoriale, adattabile ad anatomie maschili e femminili, che non avesse bisogno di sacche esterne o cateteri. Il percorso ha permesso al gruppo di ricerca guidato da Arianna Menciassi e Leonardo Ricotti, rispettivamente professore e ricercatore dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, di realizzare il primo prototipo di sfintere urinario artificiale minimamente invasivo, grazie al progetto SUAVES (Sistema urinario artificiale basato su endoprotesi di vescica e sfintere), finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, e di avviare anche la seconda fase di ricerca con INAIL che porterà alla definizione complessiva del prototipo, con sperimentazioni  in ambito clinico e medico.

I risultati del progetto "SUAVES" (acronimo di "Sistema Urinario Artificiale basato su endoprotesi di Vescica e Sfintere) sono stati illustrati nel paper “Magnetically Controlled Endourethral Artificial Urinary Sphincter” pubblicato sulla rivista Annals of Biomedical Engineering, a firma di Tommaso Mazzocchi, Novello Pinzi, Leonardo Ricotti e Arianna Menciassi. Questi risultati evidenziano le caratteristiche principali di un sistema che mira a risolvere un problema impellente, quello dell’incontinenza urinaria, che coinvolge nel mondo quasi duecento milioni di persone (in Italia sono due milioni i soggetti coinvolti). I ricercatori sono arrivati a definire uno sfintere urinario artificiale che, a differenza delle soluzioni attuali - invasive e che presuppongono il ricovero ospedaliero - si attua in regime mini invasivo ed è capace di ripristinare la continenza urinaria, migliorando in maniera significativa la qualità della vita del paziente. La combinazione di una valvola polimerica dalle proprietà meccaniche precisamente controllabili e di un meccanismo magnetico di aggancio e sgancio del sistema di sicurezza della valvola permetterà il ripristino della continenza urinaria. La liberazione della vescica sarà possibile con un semplice gesto da parte del paziente, l’avvicinamento di un magnete permanente all’addome. 

E proprio Tommaso Mazzocchi, assegnista di ricerca dell’Istituto di Biorobotica, è il principale protagonista di questo innovativo sistema. La sua storia è la dimostrazione di come, sfruttando idee stimolanti e la lungimiranza di professori ed esperti del settore, il sistema di ricerca nazionale possa funzionare bene: non ancora laureato in Ingegneria Biomedica all’Università di Pisa, Mazzocchi presentò la sua idea di sfintere artificiale al dottor Novello Pinzi, a quel tempo direttore di Urologia dell’ospedale di Lucca. Pinzi incoraggiò Mazzocchi a brevettare la sua idea. Poi, nel 2013, dopo il conseguimento della laurea, il giovane ricercatore entrò alla Scuola Superiore Sant’Anna come borsista.

Arianna Menciassi ha intuito le potenzialità del progetto di Tommaso Mazzocchi e iniziò a sviluppare l’idea all’interno dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, senza disporre di finanziamenti. Il resto è storia recente: il bando della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, con la realizzazione del primo prototipo e con l’avvio della seconda fase di ricerca, grazie a un accordo di collaborazione sancito da INAIL. 

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