FLESSIBILIZZAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO UN ANNO DOPO IL JOBS ACT: SINTESI DEL WORKSHOP PROMOSSO DALL’ISTITUTO DI ECONOMIA

Quali sono stati gli effetti della flessibilizzazione del mercato del lavoro in Italia e in Europa? Con questa domanda è iniziato il workshop “Un anno dopo il Jobs Act: gli effetti della flessibilizzazione del mercato del lavoro”, organizzato dall’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna nell’ambito del progetto europeo “ISIGrowth” (Innovation-fuelled, Sustainable, Inclusive Growth) coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna.

La prima sessione ha fornito preziosi elementi teorici ed empirici per approfondire la discussione sulle riforme strutturali e sulle ricette di politica economica per stimolare la ripresa dell’occupazione. Sono intervenuti Clemente Pignatti (ILO), Paolo Sestito (Banca d'Italia), Michele Raitano (Università La Sapienza di Roma), Lia Pacelli (Università di Torino) -

Un focus particolare è stato dedicato al cosiddetto Jobs Act. Dalla ricerca presentata da Paolo Sestito emerge che il 40 per cento dei nuovi contratti attivati con la riforma sono attribuibili alla politica di incentivazione fiscale e appena il 5 per cento è attribuibile al contratto a tutele crescenti. Secondo quanto emerso dalla discussione, la riforma non ha centrato gli obiettivi per i quali era stata varata: ridurre il dualismo del mercato del lavoro italiano e favorirne la stabilità.

Una valutazione confermata, su un piano generale e nazionale, dal paper prodotto all’interno del progetto ISIGrowth da Dario Guarascio , Marta Fana e Valeria Cirillo (“Labour market reforms in Italy: evaluating the effects of the Jobs Act”). I dati sull’occupazione dei primi mesi del 2016 sembrano confermare, ha spiegato Marta Fana, che l’attivazione di nuovi contratti da parte delle imprese è stata dettata dalla politica di sgravi fiscali.

Con una seconda sessione, la discussione è proseguita con la tavola rotonda moderata da Giovanni Dosi (Direttore dell'Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna) con gli interventi di Stefano Franchi (Direttore generale di Federmeccanica) e di Maurizio Landini (Segretario generale Fiom). Il bilancio che del Jobs Act fa Stefano Franchi appare positivo: “La maggior parte delle nostre aziende ha assunto nuovi dipendenti proprio grazie ai benefici fiscali varati dal governo e alla loro combinazione con la leva normativa”.  Di opposto parere Maurizio Landini, che ha sottolineato come “il Jobs Act sia una legge del tutto sbagliata che non serve a tutelare di più le persone e neppure a fare ripartire l’economia”.