LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO: IL RUOLO DELLA BIOINGEGNERIA E DELLA BIOROBOTICA PER PRESERVARE GLI ECOSISTEMI PIÙ FRAGILI, CURARE L’AMBIENTE E PROPORRE UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO SOSTENIBILE

Qual è il ruolo della robotica nella lotta al cambiamento climatico? E come i recenti progressi nei campi della bioingegneria e della biorobotica possono contribuire a salvaguardare gli ecosistemi più fragili e a proporre un nuovo modello di sviluppo in linea con i principi della sostenibilità? Il workshop “Integrating Robotics and Ecology to Preserve Ecosystems”, organizzato da Cesare Stefanini e Donato Romano, professore e ricercatore dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, nell’ambito dell’iniziativa All4Climate promossa dal Ministero della Transizione Ecologica e coordinata dal prof. Roberto Buizza per la Scuola Superiore Sant’Anna, ha definito una possibile strategia che pone la robotica (e tutte le sue implicazioni) al centro di un processo che definisce un ampio spettro di conoscenze e competenze nuove e rilevanti in materia di cambiamento climatico.
Attraverso gli interventi di docenti, studiosi ed esperti internazionali, il workshop ha presentato a un pubblico ampio le potenzialità di questi paradigmi scientifici e tecnologici, con lo scopo di innescare non solo collaborazioni future, ma anche di sensibilizzare e ispirare nuove generazioni di studenti e cittadini.

GLI INTERVENTI

Il cambiamento climatico (la variabilità del sistema climatico che include l'atmosfera, i cicli biogeochimici la superficie terrestre, i ghiacciai e le componenti biotiche e abiotiche del pianeta terra) sta recentemente avendo una velocità di evoluzione senza precedenti, minacciando drammaticamente i cicli climatici globali, la biodiversità e i sistemi di produzione alimentare mondiale. Questo tema è di interesse in tutti i campi a partire dalle scienze applicate e arrivando alle scienze sociali. La questione globale del cambiamento climatico deve essere quindi affrontata attraverso la cooperazione e l'azione multidisciplinare a livello mondiale.
I recenti progressi della bioingegneria e della biorobotica nel fornire strategie innovative per monitorare e valutare lo stato degli ecosistemi più fragili sono stati gli argomenti degli interventi che si sono succeduti durante il workshop. Robotica marina, esplorazione di aree bentoniche e raccolta di materiali dai fondali marini sono i temi affrontati dal prof. Marcello Calisti (University of Lincoln, UK). La dott.ssa Xiaojuan Mo (Northwestern Polytechnical University, Xi’an, China) ha invece esposto come lo studio sulla locomozione di diverse specie animali sia cruciale per lo sviluppo di robot in grado di muoversi in aree a rischio, colpite da eventi meteorologici estremi.
È stato anche discusso come diverse specie di organismi sensibili ai cambiamenti ambientali possano essere impiegati come biosensori. In questo caso, ha spiegato il prof. Giampaolo Rossetti (Università di Parma), lo stato qualitativo dell'ambiente può essere rivelato osservando la morfologia, il metabolismo, la fisiologia, il comportamento, la struttura della popolazione di questi organismi che forniscono informazioni che non possono essere ottenute da test fisici e chimici.
Il prof. Thomas Schmickl ed il dott. Ronald Thenius (Graz University, Austria) hanno illustrato nuovi campi scientifici visionari che vedono anche la Scuola Superiore Sant’Anna tra i principali protagonisti a livello internazionale, dove agenti artificiali e organismi viventi possono essere configurati in sistemi bioibridi. In questi sistemi, componenti artificiali e biologici interagiscono strettamente tra loro, creando nuove tecnologie per gestire l'ambiente in diversi contesti, come l'agricoltura, la conservazione della fauna selvatica, il monitoraggio degli habitat, la modellazione bioclimatica, con potenziali importanti applicazioni per la conservazione e il ripristino degli ecosistemi.
Infine il dott. André Wilke (University of Miami Miller School of Medicine, USA), ha parlato di come l’influenza che il riscaldamento globale ha sulla componente biologica degli ecosistemi possa avere effetti pesanti sull’uomo. Recentemente infatti si sta assistendo alla diffusione di specie esotiche di zanzare in grado di trasmettere arbovirus ed altri agenti patogeni/parassiti anche nei paesi occidentali. Qui, nuove soluzioni bioingegneristiche potrebbero giocare un ruolo chiave nel controllo sostenibile di queste specie.