RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO, DALL’ISTITUTO DI ECONOMIA LA PRIMA RICERCA SUI SUOI EFFETTI

Arriva la prima ricerca accademica sugli effetti della riforma del mercato del lavoro legata al JobsAct. Tre ricercatori (Dario Guarascio, Marta Fana, Valeria Cirillo) dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna hanno appena pubblicato il paper “Labour market reforms in Italy: evaluating the effects of the Jobs Act” nell’ambito del al progetto europeo ISIGrowth  - Innovation-fuelled, Sustainable Inclusive Growth che l’Istituto di Economia coordina nell’ambito di Horizon2020. Il paper è apparso proprioo sul sito del progetto europeo ISIGrowth  - Innovation-fuelled, Sustainable Inclusive Growth.

La riforma del mercato del lavoro, culminata con il JobsAct, era stata varata con l’intento di promuovere l’occupazione e di ridurre la quota dei contratti temporanei e atipici, ma secondo l’analisi dei dati condotta dai ricercatori dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna, “nel primo e nel secondo trimestre del 2015” si assiste a “una massiccia transizione dalla disoccupazione all’inattività”. Inoltre, tra gennaio e luglio 2015 soltanto il 20 per cento delle nuove assunzioni è stata caratterizzata dalla stipula di un contratto a tempo indeterminato. Inoltre, i nuovi assunti con il contratto a tutele crescenti – sempre secondo il paper di Guarascio, Fana, Cirillo lo stipendio mensile risulta in media più basso dell’1,4 per cento rispetto a quanti sono stati assunti un anno prima con il “vecchio” contratto a tempo indeterminato.

Inoltre, sempre scorrendo il paper, risulta come l’introduzione delle tutele crescenti coincida con l’aumento dell’incidenza dei contratti a termine tra i nuovi assunti, al contrario diminuiscono i rapporti “stabili”, cioè a tempo indeterminato. “E’ bene notare – ricordano gli autori del paper - che un aumento generale nella quota di contratti a tempo indeterminato si può osservare in un breve periodo tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. A sorpresa, da marzo 2015 l’aumento del tempo indeterminato comincia a invertirsi a ritmi rapidi. Infatti, il 63 per cento dei nuovi lavoratori, nei primi nove mesi del 2015, hanno un contratto a termine”, aggiungono. Una possibile spiegazione del “calo dei contratti a tempo indeterminato può essere legata all’ulteriore liberalizzazione nell’uso dei contratti a termine prevista anche dal Jobs act”.

Con la riforma del mercato del lavoro si è assistito anche all’aumento dell’uso del part time. “Questi contratti time sono più diffusi all’interno dei nuovi contratti stabili che in quelli a termine”, mentre si è assistito anche alla liberalizzazione e all’aumento di quello che viene definito il “lavoro atipico”, per il quale “un ruolo di rilievo è giocato dai voucher. Benché questo trend non rappresenti una novità, la loro espansione non sta rallentando con il Jobs act. Durante i primi nove mesi del 2015 – concludono i ricercatori -  oltre 81 milioni di buoni lavoro sono già stati venduti, facendo registrare una crescita annuale del 70 per cento”.

ISIGrowth ha l’obiettivo di fornire un’analisi dei rapporti tra innovazione, occupazione, crescita e di definire strumenti di politica economica coerenti per realizzare gli obiettivi fissati dall'agenda europea, per realizzare un’Unione caratterizzata da una crescita intelligente e inclusiva.

Nella foto di archivio: momento del meeting di lancio del progetto ISIGrowth ospitato alla Scuola Superiore Sant’Anna. Da sinistra Giovanni Dosi, coordinatore e direttore dell’Istituto di Economia della Scuola superiore Sant’Anna.