CAMBIAMENTI CLIMATICI, LE RISPOSTE DELLA SCIENZA AI NEGAZIONISTI”, A PISA LA “CLIMATE ACTION WEEK”. L’INTERVENTO A FIRMA DI ROBERTO BUIZZA, FISICO ALL’ISTITUTO DI SCIENZE DELLA VITA

Climate Action Week è la “Settimana di mobilitazione mondiale per il clima” coinvolge anche la città di Pisa, dove tra venerdì 20 e venerdì 27 settembre, sono in programma numerosi eventi, tra i quali si segnalano la lezione in piazza XX Settembre di sabato 21 settembre, tenuta da Roberto Buizza, docente di fisica all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e coordinatore dell’iniziativa federata sul clima, promossa con Scuola Normale Superiore e Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia.

Di seguito l’intervento a firma di Roberto Buizza, che presenta alcune considerazioni per stimolare il dibattito sul cambiamento climatico e, soprattutto, per “Rispondere ai negazionisti”, come vuole sottolineare il titolo della lezione tenuta proprio da Roberto Buizza.

di Roberto Buizza

Allego alcune considerazioni che spero possano stimolare il dibattito sui Cambiamenti Climatici (CC), tra gli studenti del movimenti “Fridays For Future”, tra i politici e i “decision makers”, tra la gente comune e gli esperti. Spero che siano sufficientemente chiari e stimolanti e che ci aiutino a prendere decisioni corrette basate su fatti ed informazioni.

  1. Dati ed osservazioni continuano a indicare che la concentrazione dei gas serra (GHGs) continua a crescere sempre più velocemente, che la Terra continua a scaldarsi (Figura 1 in Photogallery) e che i ghiacci dell’Artico continuano a sciogliersi; vorrei sottolineare che non cambiano solo i valori medi, ma anche la variabilità: con un atmosfera più calda (e mari più caldi) gli eventi estremi possono essere più intensi e più frequenti, e le variazioni dei fenomeni meteorologici più marcate (con maggiore variabilità può anche accadere che si possano verificare inverni molto freddi, anche con un continuo riscaldamento).
     
  2. L’Italia è uno dei paesi più esposto a danni da fenomeni meteo estremi, ed è localizzata, geograficamente, in una delle regioni dove ci si aspetta di osservare cambiamenti climatici più evidenti: è quindi nell’interesse del paese agire al più presto.
     
  3. Il problema dei cambiamenti climatici va affrontato urgentemente perché, con una popolazione mondiale di 7.5 miliardi ed in continua crescita, il numero delle persone che vengono colpite da eventi estremi cresce sempre di più: nel futuro, se la Terra continua a riscaldarsi, dobbiamo aspettarci che il numero dei ‘migranti legati ai cambiamenti climatici, che scappano da condizioni climatiche impossibili’ continuerà a crescere di un fattore 10-100; chi ha più risorse, ed ha causato l’aumento delle emissioni che osserviamo, ha il dovere morale di aiutare chi ne ha meno, i deboli che non sono in grado di affrontare eventi estremi, quali ondate di calore, siccità, alluvioni.
     
  4. Noi tutti siamo responsabili dei cambiamenti climatici, l’umanità è responsabile: l’impatto delle attività umane sul clima della Terra è dominante rispetto all’effetto delle variazioni naturali (Figura 2 in photogallery); dobbiamo agire su tutti i fronti, dato che quasi tute le attività umane contribuiscono alle emissioni di GHGs; per esempio, in media globalmente, la produzione di energia elettrica e riscaldamento/raffreddamento degli edifici sono la causa del 25% circa delle emissioni di GHGs; vi invito a guardare i rapporti dell’Inter-governmental Panel on Climate Change (IPCC: https://www.ipcc.ch) per ulteriori informazioni e dati sulle cause del riscaldamento osservato.
  5. In termini assoluti, la Cina è il paese che contribuisce maggiormente alle emissioni totali di GHGs, ma una misura più corretta per confrontare il contributo dei diversi paesi è il valore delle emissioni per capita (per persona): tale misura tiene conto del fatto che tutti gli abitanti della Terra hanno diritto ad avere accesso all’energia necessaria per vivere, crescere e svilupparsi; in termini di emissioni-per-capita, US, Canada, Australia e l’Europa sono i paesi con i valori più alti.
     
  6. Nell’ultima decade, l’Europa è riuscita a ridurre il valore totale delle emissioni di GHGs; se analizziamo le emissioni dei quattro paesi EU più grandi, possiamo vedere che la riduzione è stata ottenuta in parte utilizzando sempre più sorgenti di energia rinnovabili, ed in parte trasformando l’economia (come indicato, ad esempio, dalle emissioni di GHGs necessarie per generare crescita economica, in altre parole da un indice di quante emissioni siano state prodotte per generare crescita economica).
     
  7. Ad oggi, la crescita economica è stata principalmente e quasi ovunque associata ad una crescita delle emissioni di GHGs, con periodi di crescita (o recessione) caratterizzati da aumenti (o riduzioni) delle emissioni; questo legame tra crescita economica e aumento dei GHGs è evidente nella maggior parte dei paesi del mondo, a parte quelli che hanno investito per ridurre il livello delle emissioni dei GHGs (ad esempio utilizzando sempre più energie rinnovabili), e disaccoppiare ‘crescita economica e crescita delle emissioni dei GHGs’.
     
  8. In Italia (Figura 3 in photogallery), tra il 1990 ed oggi la percentuale della produzione elettrica con sorgenti rinnovabili è cresciuta di un circa un fattore 2 (segnalo che altri paesi hanno fatto molto meglio: ad esempio in Germania e UK tale percentuale è cresciuta di un fattore 8 e 12, rispettivamente); anche in termini di trasformazione economica, l’Italia non ha ottenuto gli stessi livelli di trasformazione che hanno ottenuto altri paesi, quali la Germania o UK.
     
  9. In generale, occorre purtroppo segnalare che in termini di produzione di energia elettrica, ad esempio, la trasformazione verso energie rinnovabili è molto lenta: ad oggi, tutti i paesi con i valori maggiori delle emissioni di GHGs per capita, a parte il Canada, hanno una produzione da sorgenti rinnovabili in media di solo il 30%; occorre fare di più.
     
  10. Dobbiamo agire in fretta: in Italia, tale segnale è stato inviato alle Istituzioni a luglio: 300+ scienziati esperti di clima, fisica, matematica, chimica, oceanografia, hanno scritto una lettera ai Presidenti di Camera, Senato, della Repubblica e del Consiglio, chiedendo che l’Italia prenda le azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo di ‘zero emissioni nette di GHGs’ entro il 2050 (https://www.santannapisa.it/it/news/no-false-informazioni-sul-clima-piu-di-200-scienziati-e-intellettuali-aderiscono-alla-lettera): siamo in attesa che le Commissioni di Camera e Senato dibattano tale lettera, e rispondano a tale richiesta con decisioni chiare, e mettendo in atto una strategia a lungo termine che aiuti a risolvere il problema dei cambiamenti climatici. La petizione è stata pubblicata anche sul sito change.org (https://www.change.org/p/sergio-mattarella-il-riscaldamento-globale-è-di-origine-antropica), dove ad oggi ha raccolto circa 21,500 firme: cerchiamo di raggiungere le 50,000 firme cosi da mettere pressione sulle Istituzioni affinché agiscano in fretta!

 

Concludo ribadendo che è necessario trasformare i processi produttivi, il trasporto, aumentare l’efficienza, cambiare gli stili di vita, per riuscire a de-carbonizzare l’economia e raggiungere ‘zero emissioni nette di GHG’ sicuramente entro il 2050, ma direi il prima possibile, per evitare che le generazioni future debbano affrontare situazioni sempre piu’ complesse e difficili da gestire. Investimenti che abbiano tale obiettivo possono portare sia ad una crescita economia sia ad una diminuzione delle emissioni:
 

  • Abbiamo la tecnologia e le risorse per risolvere il problema dei CC: dobbiamo decidere di agire ora, ed investire in modo da realizzare una nuova rivoluzione industriale verso ‘industry 5.0’, cioè una ‘industry 4.0’ de-carbonizzata;
  • Trasformare i sistemi di produzione dell’energia, ed i sistemi di stoccaggio dell’energia, sono passi fondamentali da attuare;
  • Occorre cambiare la narrativa da ‘affrontare i CC consuma risorse’ a ‘investire in de-carbonizzazione può sia portare ad affrontare i problemi dei cambiamenti climatici, che una crescita economica’;
  • L’obiettivo deve essere ‘crescita economica a zero-emissioni nette di GHG’;
  • Si può e si deve fare: si parla di investimenti dell’ordine del 2% del GDP di ogni paese, per i prossimi 20 anni, per arrivare a ‘zero emissioni nette di GHG’, non di cifre impossibili!

 



Figura 1. Evoluzione della temperatura media superficiale globale (pannello in alto) e in Europa, dal 1979 ad oggi: ogni linea rappresenta un mese. Globalmente, i 5 anni più caldi degli ulti 40 anni sono i più recenti. Notare che in Europa il riscaldamento rispetto agli anni ’80 è di circa 2 gradi (dati e grafica da Copernicus Climate Change Service, C3S).

 

Figura 2. La linea nera mostra l’andamento della temperatura media globale osservata, dal 1890 al 2010. In verde, è mostrato l’andamento ricostruito con simulazioni di modelli del sistema Terra che NON includono l’aumento dei gas serra, ma solo gli effetti naturali. In blu invece, è mostrato l’andamento ricostruito con simulazioni degli stessi modelli CON l’inclusione dell’aumento dei gas serra oltre agli effetti naturali. Il fatto che l’andamento osservato e l’andamento ricostruito CON l’aumento dei gas serra si sovrappongano indica che senza tener conto degli effetti antropogenici non si riesce a ricostruire l’andamento osservato degli ultimi 120 anni (dati e grafica da IPCC).

 


Figura 3. La linea blue rappresenta la crescita dell’economia (prodotto interno lordo, GDP) dell’Italia rispetto al 1991 (la scala da guardare è quella dell’asse verticale a sinistra). La linea nera rappresenta l’andamento delle emissioni totali di GHG (asse verticale a sinistra). La linea rossa rappresenta l’andamento della crescita della percentuale di energia elettrica prodotta con sorgenti rinnovabili (la scala da guardare è quella dell’asse verticale a destra). Il grafico mostra che fino al 2008, alla crescita economica corrispondeva una crescita delle emissioni: più attività economica richiedeva più energia, la cui produzione causava un aumento delle emissioni. La recessione del 2008 ha causato un crollo della crescita economica, ed una corrispondente diminuzione delle emissioni di GHGs. Dal 2006, l’aumento della produzione di energia con sorgenti rinnovabili ha aiutato a ridurre sempre di più le emissioni di GHS, che hanno continuato a scendere anche tra il 2010 ed il 2014, anni in cui la percentuale di produzione con energie alternative ha iniziato a decrescere. Il confronto dei tre andamenti aiuta a capire il legame tra crescita economica, il fabbisogno di energia, il modo in cui tale energia viene prodotta, e le emissioni di GHG. Muoversi verso una economia de-carbonizzata vuol dire rompere il legame tra crescita economica e crescita delle emissioni (dati da World Bank).