PhD honoris causa in Translational Medicine al Premio Nobel John B. Gurdon, padre della clonazione: il conferimento lunedì 13 maggio, a conclusione del ciclo “Orizzonti in Medicina e Biologia”

Se una cellula adulta può tornare allo stato embrionale è possibile sconfiggere la vecchiaia? La terapia genica può essere la soluzione anche nelle malattie incurabili? Queste e altre domande sul futuro della ricerca sul trasferimento nucleare da cellule somatiche e sulle implicazioni etiche di questo tipo di ricerca possono essere rivolte all’ospite dell’appuntamento con il ciclo di seminari “Orizzonti in Medicina e Biologia”: il premio Nobel prof. John Gurdon, padre della clonazione, che lunedì 13 maggio riceve il PhD Honoris Causa in Translational Medicine.

Sir Gurdon trascorre lunedì 13 maggio con gli studenti della Scuola Superiore Sant'Anna e poi tiene la lectio magistralis alle ore 17.00 in aula magna, prima del conferimento del PhD honoris causa in Translational Medicine. Insignito del Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nel 2012, il professore e ricercatore britannico è stato premiato per aver scoperto che le cellule adulte e specializzate possono essere riprogrammate per diventare immature e pluripotenti, capaci cioè di trasformarsi per sviluppare qualunque tessuto del corpo umano. Una scoperta, questa, avvenuta ben 50 anni prima del conferimento del premio, che ha completamente rivoluzionato le teorie preesistenti sulla specializzazione cellulare.

Gurdon per primo, con i suoi esperimenti del 1952, mise in discussione il dogma secondo il quale le cellule ormai specializzate sono irreversibilmente "costrette" nel proprio destino e compito. Lo scienziato britannico ipotizzò che il genomadi queste cellule potesse ancora contenere tutte le informazioni necessarie per guidarne lo sviluppo in tutti i possibili tipi di cellule di un organismo. L'esperimento con il nucleo di una cellula uovo di rana gli diede ragione: sostituendolo con il nucleo di una cellula adulta specializzata tratta dall'intestino di un girino, si ottenne una cellula uovo che diede vita a un girino normale, pienamente funzionale.

Le scoperte di Gurdon hanno dimostrato che le cellule specializzate possono, in alcune circostanze, spostare indietro le lancette del proprio orologio e “ringiovanire”. Anche se il loro genoma, durante lo sviluppo, si modifica, queste modifiche non sono irreversibili. Queste ricerche potrebbero rivoluzionare, nei prossimi anni, l'approccio ad alcune malattie croniche, fornendo spunti di indagine per nuove possibilità terapeutiche con enormi benefici per lo studio e lo sviluppo di nuovi metodi diagnostici e terapeutici di moltissime patologie. Sul suo esperimento si basano tutte le teorie e le sperimentazioni sulla clonazione a partire dal famoso caso della pecora Dolly.

Durante l'incontro, che fa parte del ciclo di seminari della Classe di Scienze Sperimentali “Orizzonti in Medicina e Biologia”, con il coordinamento scientifico di Vincenzo Lionetti, docente di anestesiologia all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna, il professor Gurdon discute l’obiettivo degli esperimenti di trasferimento nucleare da cellule somatiche, svolti dal 1980 in avanti, e il primo successo conseguito nel 1952. Ciò ha portato all’attuale livello di successo negli anfibi e nei mammiferi. Infine, discuterà le prospettive future di questo campo di ricerca, così come le sue implicazioni etiche.

In copertina: il premio Nobel prof. John Gurdon